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EQUILIBRIO
Scheda 01
Alimentazione e abitudini familiari
di Daniela Bosetto, Psicologa e Psicoterapeuta e Aurelio Calcagno, Psicologo

La famiglia è considerata l’ambiente di socializzazione primario del bambino, all’interno di questo ambiente egli apprende, per lo più per imitazione ed interiorizzazione, dei modelli comportamentali che scandiscono la sua quotidianità. Tra questi comportamenti vi è senza dubbio lo stile alimentare.

Rispetto al significato del cibo entro un contesto sociale occorre fare alcune semplici considerazioni. Prima di tutto il cibo assolve ad una importante funzione nutritiva, fondamentale per la vita di tutti gli esseri viventi. Inoltre, esso costituisce una fonte di gratificazione, in quanto il soddisfacimento dello stimolo della fame si accompagna generalmente nel soggetto ad un vissuto piacevole ed a un coinvolgimento sensoriale positivamente percepito.

Il cibo può rappresentare anche una fonte di conforto e gratificazione rispetto ad una condizione di affaticamento fisico o mentale, oppure rispetto ad un contesto percepito come disagevole. Al cibo inoltre viene attribuito una funzione simbolica di celebrazione di momenti e ricorrenze importanti, si pensi ai matrimoni oppure anche ad alcune liturgie religiose.

Esso svolge anche una funzione sociale aggregante, si pensi alle cene aziendali oppure alla “pizzata di fine anno” che gli alunni organizzano alla fine dell’anno scolastico. Non da ultimo, il cibo riveste una funzione compensatoria che costituisce una sorta di campanello di allarme, rinvenibile in alcuni quadri psicopatologici, si pensi ai disturbi alimentari.

Per ciò che riguarda le variabili implicate nei comportamenti alimentari disfunzionali, possiamo prendere in considerazione le seguenti: scarse capacità di coping e di problem solving, bassa autostima, scarsa tolleranza alle frustrazioni (Kaneklin & Gozzoli 2015).

Ai fini della prevenzione dal diabete e della promozione del benessere in età evolutiva, le abitudini alimentari nel contesto familiare costituisco un focus senz’altro fondamentale per l’intervento. Interventi di psico-educazione incardinati in un progetto a medio-lungo termine, rivolto alle famiglie con figli in età evolutiva dai 12 ai 18 anni, potrebbero essere pensati e strutturati per la finalità sopra descritta.

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