Il cibo e la storia dell'uomo
La storia del cibo accompagna la storia dell’uomo.
Quando l’uomo era cacciatore la ricerca del cibo era la sua attività principale tanto da determinare il processo migratorio per la ricerca di nuove prede. Non erano ancora conosciuti i metodi di conservazione degli alimenti. Grandi sono stati i cambiamenti determinati dall’avvento dell’agricoltura e dalla scoperta del fuoco, grazie all’opportunità di organizzare la produzione di cibo attraverso la coltura dei prodotti, l’allevamento degli animali e di poterlo poi conservare mediante tecniche, come il riscaldamento o la fumigatura, semplici ma efficaci. La possibilità poi di rendere edibili prodotti che necessitano di trasformazione (per esempio attraverso la cottura), oltre a incrementare la disponibilità di cibo, ha determinato la modulazione del gusto attraverso la modificazione della palatabilità dei cibi e ha dato il via alla elaborazione culinaria dei piatti. Si sono da qui diversificati i gusti e le tradizioni. Importante anche l’introduzione delle spezie nella preparazione dei cibi, con miglioramento della conservazione oltre che del sapore degli alimenti e con la conseguente trasformazione dei gusti.
L’amplificarsi dei contatti tra paesi e il crescere dei commerci ha poi portato alla conoscenza di prodotti ignoti in certi paesi ma tipici di terre lontane. È questo il caso del cioccolato, originario del bacino dell'Amazzonia o dell'Orinoco in Sud America e considerato dagli Aztechi cibo di origine divina, inizialmente prerogativa delle classi abbienti e nobili. O all’opposto, la patata, alimento ricco di amidi e resistente a climi diversi, cibo povero ma con spiccate proprietà sazianti, ha sfamato larghe fasce di popolazione.